Quanto conta un social media nella vendita di un libro?

25.02.2013 21:49

... quando chi lavora 365 giorni l'anno dentro ai libri devia dall'assetto che ormai a noi sembra naturale, quello della pubblicità sui social media.

Stephanie Rostan della agenzia letteraria Levin-Greenberg sostiene che in fondo in fondo i social  media facciano il loro "sporco" lavoro di promozione ma funzionino solo nel caso in cui dentro il libro ci siano dei contenuti reali, che appassionino durante la lettura. Fin qui non fa una piega, si poteva capire.

Chi può darle torto?

Lei lo deduce sia dal mercato editoriale sia dai numeri dei suoi autori. La Rostan infatti, agente della ormai famosa Gillian Flynn, autrice di Gone Girl, considera il social marketing importante ma anche che non dovrebbe essere il primo degli investimenti di un autore.

L'autore dovrebbe infatti concentrarsi a scrivere il romanzo più bello della sua vita, scrivere come se fosse l'unico al mondo. Una volta che ha dato solidità alla storia, lo ha corretto o fatto correggere, allora poi potrà passare alla fase successiva ovvero alla promozione...

A sostegno di questa tesi la Rostan porta casi eclatanti come quelli della Flynn e di Suzanne Collins che non sono autrici definibili "social" ma che riescono a svettare senza una presenza personale e smaccatamente avanguardista sul web.

Inoltre, e questo mi è sembrato interessante, il risvolto delle campagnie di marketing "bomba" potrebbe essere quello di arrivare a letture non appropriate, cioè che gente non amante del genere si trovi nella scia social e crei sul libro un impatto negativo, una sorta di "Unlike" a cui altri potrebbero aggregarsi. Ciò senza mancare di considerare che spesso  molti libri negli ultimi hanno fatto fortuna soprattutto basandosi su campagne pubblicitarie forti.

Il segreto? Cercare di trovare il giusto equilibrio tra il libro e i lettori che si vogliono raggiungere, facciano essi parte del mondo dei social o meno.

In contro tendenza Fauzia Burke, della FSB Associated, sottolinea come oggi il 46% dei lettori dia una importanza più che simbolica ai siti personali degli autori, ritenendoli autorevoli e seguendone gli aggiornamenti: Il sito o il blog personale diventa una chiave di credibilità, come anche, a corredo, il profilo FB e Twitter (come ci spiega la Burke in questo video su YThttp://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=VT1MoW-5MgM)  e spesso anche LinkedIn.

Allora da che parte dobbiamo andare? Sempre nella via di mezzo, credo. Dotiamoci di una buona storia e di un testo pulito e puntiamo su noi stessi e solo poi mettiamoci la faccia sui social. Perchè diciamoci la verità, soprattutto in autopubblicazione, quante volte abbiamo passato la mano su libri ridicoli nei contenuti blasonati e votatissimi su FB!!!... e dai... spesso!

Io da parte mia ho scelto di non fare pubblicità ad oltranza e di cercare di capire l'autore e il testo e solo poi ci metto la faccia e lo porto avanti...

e tu?

... di che opinione sei?

 

 

Per concludere poi non è detto che una campagnia marketing che sia andata bene per uno vada bene per un altro.

 

Scrittrice per ArteMuse Editore

D & M Gruppo editoriale

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